Pensione integrativa: questa sconosciuta!

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Pensione integrativa: questa sconosciuta!

La questione previdenziale viene solitamente trascurata dalla maggior parte degli italiani. Tralasciando quella piccola fetta delle famiglie detentrici di ingenti patrimoni alle spalle, per tutti gli altri varrebbe davvero la pena di iniziare a pensarci. È davvero singolare come la maggior parte di noi non abbia la benché minima idea di quello che sarà l’importo della sua rendita pensionistica una volta lasciata la propria occupazione e che nemmeno se ne curi.

Sfatiamo subito un mito: non è vero che il sistema pubblico sia in equilibrio e le stime sul quanto un individuo potrà percepire tra 20-30 anni sono calcoli di matematica finanziaria non affidabili.

Per poter prevedere il futuro occorrerebbe conoscere variabili aleatorie quali ad esempio: la crescita del PIL, il reddito atteso, la partecipazione complessiva della forza lavoro e l’inflazione. In un Paese che non sa ancora quale sarà il tasso di crescita del PIL per l’anno in corso, come pensiamo di essere in grado di stimare la curva relativa alla spesa pensionistica dei prossimi 30 anni?

Un articolo di CITIWIRE del 13 settembre ha evidenziato alcuni aspetti interessanti riguardanti i gestori dei fondi pensione aperti:

  • ci sono 43 fondi pensioni aperti attivi in Italia con 1.258.979 iscritti;
  • gli attivi netti dei fondi, destinati alle prestazioni, sono pari a 17.091,9 milioni di euro;
  • il settore riceve in media annua 2.500 euro dai dipendenti, 1.980 euro dagli autonomi;
  • i primi 10 attori del mercato gestiscono il 77% delle risorse e l’82% dei sottoscrittori;
  • i primi 3 player sono: Intesa Sanpaolo con 3.692 milioni di euro di patrimonio, Arca con 3.285 milioni, Allianz con 1.273 milioni.

Il principale vantaggio derivante dalla sottoscrizione di fondo pensione aperto è rappresentato dalla deducibilità fiscale fino a un importo versato pari a 5.164,57 euro annui.

Un breve calcolo esemplifica la questione:

  • reddito imponibile annuo del Sig. Rossi 50.000 euro;
  • di cui 5.000 euro sono annualmente versati al fondo pensione;
  • reddito netto imponibile di 45.000 euro;
  • aliquota media IRPEF del Sig. Rossi 38%;
  • risparmio fiscale pari al 38% di 5.000 euro: quindi per euro 1.900.

Risulta oggi assai difficile trovare un altro strumento in grado di offrire ogni anno un simile rendimento e se proprio vogliamo individuare un limite questo sta nella deducibilità fiscale limitata ai 5.165 euro annui versati. Del resto sappiamo però benissimo della scarsità di risorse finanziarie pubbliche e il 2017 è stato l’anno dei PIR, i famosi Piani Individuali di Risparmio (dei quali parleremo in un prossimo post) che inevitabilmente hanno attirato l’attenzione dei sottoscrittori.

Sempre in merito ai vantaggi di natura fiscale, occorre inoltre considerare:

  • l’imposta sostitutiva annua del 20% sul risultato netto maturato dal fondo in ciascun periodo d’imposta;
  • la tassazione agevolata al momento dell’erogazione della prestazione previdenziale: con un minimo del 9% e un massimo del 15% (a seconda degli anni di versamento).

Per concludere ricordiamo che i fondi pensione aperti, come tutti i fondi di investimento, hanno dei costi di gestione alti che possono variare dall’1,50% al 4% a seconda della linea azionaria/bilanciata/obbligazionaria prescelta. Non sono importi da poco, ma il cliente finale non li percepisce come tali perché questi non vengono prelevati dal conto corrente ma dal valore della quota del fondo. Con MiFID2 dal 1/1/2018 tutti i costi imputati dovranno essere esplicitati al cliente finale, ma anche qui ritorneremo sull’argomento.

 

Andrea Boffa
Andrea Boffa
Prima come trader a Lussemburgo e poi come direttore finanziario del Gruppo I-Dika, ho avuto modo di interagire con i vari attori della filiera finanziaria sia nella veste di fornitore che di cliente. Opero sui mercati finanziari da più di vent’anni e questi sono per me una vera e propria passione. Sono inoltre analista finanziario certificato C.E.F.A. (Certified EFFAS Financial Analyst).

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