Non perdere le tue minusvalenze

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Non perdere le tue minusvalenze

La fine dell’anno si avvicina e alcune minusvalenze potrebbero essere in scadenza. Come fare per non perderle?

Proviamo innanzitutto a fare un po’ di chiarezza sul concetto di compensazione delle minusvalenze, di fondamentale importanza nella gestione di un portafoglio.

La plusvalenza (capital gain) è quanto si guadagna dalla differenza fra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita, mentre in caso di perdita si parla di minusvalenza (capital loss).

Le plusvalenze vengono tassate al 26%, fatta eccezione per titoli di Stato italiani (BOT, CCT, CTZ, BTP, BTPi), titoli di Stato esteri di Paese inseriti nella white list e quelli degli organismi internazionali, lei cui plusvalenze sono tassate al 12,5% (anche le minusvalenze su questi titoli saranno conteggiate al 12,50%).

Le minusvalenze pregresse, a patto che siano state maturate nei 4 anni precedenti, mi permettono di pagare meno imposte sugli investimenti che oggi chiudo in plus.

ESEMPIO

Supponi di avere 1.000 euro di minusvalenza realizzate nei 4 anni fiscali precedenti.

Oggi vendi un’azione o un’obbligazione ottenendo un guadagno di 2.000 euro.

Senza la minusvalenza pagheresti 520 euro di imposte, ovvero il 26% dei 2.000 euro.

Grazie alla minusvalenza, invece, ne paghi solo 260 euro: il 26% di 1.000 euro, dalla differenza tra i 2.000 di plusvalenza e i 1.000 di minusvalenza

Alcune precisazioni 

Le attività finanziarie possono produrre due tipologie di reddito:

  • “redditi di capitale” (interessi, dividendi, delta NAV di ETF e OICR …)
  • “redditi diversi di natura finanziaria” (guadagni in conto capitale)

La normativa consente di compensare redditi diversi con redditi diversi, mentre non consente di compensare redditi diversi con redditi di capitale: per cui non è possibile la compensazione delle perdite pregresse su azioni con i redditi di capitale realizzati con gli ETF.

Dopo 4 anni non è più possibile compensare le minusvalenze: la fine del 2017 si avvicina e alcune minusvalenze potrebbero essere in scadenza, ma è ancora possibile fare qualcosa 

 

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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