Cosa fare di immobili indesiderati e costosi? – Studio Legale Pellerito

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Cosa fare di immobili indesiderati e costosi? – Studio Legale Pellerito

In coincidenza con le scadenze fiscali per il saldo IMU-TASI, ritorna spesso la problematica relativa ad immobili indesiderati e costosi. È il caso per esempio di piccole quote di terreno, rustici cadenti o quote di immobili cadute in successione con altri coeredi divenuti ingestibili per il disaccordo fra le parti.

In queste situazioni può venire in soccorso la norma prevista dall’art. 827 c.c. (“I beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano al patrimonio dello Stato”) e dall’art. 1104 c.c. (“Ciascun partecipane deve contribuire alle spese per la conservazione e per il godimento della cosa comune e nelle spese deliberate dalla maggioranza … salva la facoltà di liberarsene con la rinunzia al suo diritto”).

Confortati anche da uno specifico studio del Consiglio nazionale del notariato (n. 216-2014/C del 21 marzo 2014), si è infatti diffusa la prassi di consentire al soggetto proprietario di un bene immobile non desiderato di rinunciare allo stesso tramite atto notarile.

A fronte di tale determinazione intesa alla rinuncia del proprio diritto, se vi sono altri comproprietari la quota del soggetto rinunciante andrà ad accrescere quella degli altri partecipanti alla comunione; nel caso in cui invece il soggetto rinunciante sia l’unico proprietario, il bene in questione diverrà di proprietà dello Stato.

L’atto di rinuncia viene impostato come atto unilaterale senza necessità di accettazione di terzi soggetti.

L’imposizione fiscale dell’atto di rinuncia è similare a quello di una donazione che varia a seconda dei casi: nell’ipotesi di cessione del bene allo Stato l’aliquota dovuta è pari all’8%; se l’atto accresce la quota del coniuge o di figli l’imposta è del 6% con una franchigia di euro 1.000.000,00; per il caso in cui il beneficiario sia un fratello o una sorella l’imposta è del 6% con una franchigia di 100.000,00 euro; per il caso in cui il beneficiario sia un altro parente fino al quarto grado l’imposta è del 6% senza applicazione di franchigia.

Si regista qualche tentativo del Demanio di mettere in dubbio il principio suddetto che ha l’effetto di liberare il titolare da costi e da responsabilità accollandoli alla Pubblica Amministrazione.

Si evidenzia infine che quanto sopra detto non vale per l’ipotesi di parti comuni in un Condominio a fronte del disposto di cui all’art. 1118 c.c. che espressamente lo vieta (“Il condomino non può rinunciare al suo diritto sulle parti comuni. Il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni”).

 

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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