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RISCHI & RENDIMENTI

Nel corso degli ultimi 30 anni, l’allocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha subito una notevole evoluzione. A inizio anni ’80 si era per lo più soliti investire in depositi bancari e postali o in titoli di Stato, ma con la diffusione dei fondi comuni di investimento (a partire dal 1983) lo scenario è cambiato. Questa maggiore diversificazione in termini di attività finanziarie detenute in portafoglio è nel complesso positiva, ma occorre tener ben presente come a questa corrisponda una maggiore esposizione rispetto a rischi di diversa natura che vanno necessariamente compresi.

Cosa è cambiato negli ultimi anni?

Il ricorso a misure non convenzionali di politica monetaria da parte delle banche centrali negli anni successivi alla crisi finanziaria ed economica deflagrata nel 2007/08 negli Stati Uniti, ha portato i rendimenti di molti dei titoli di Stato (anche a più lunga scadenza) a offrire rendimenti vicini allo zero, quando non negativi. Occorrerebbe chiedersi se titoli di Stato su questi livelli esorbitanti siano ancora attività finanziarie prive di rischio (vedi DEFINIZIONE).

In tal senso si osservi il rendimento storico del Btp con scadenza a 10 anni

Che cos’è il rischio?

Il rischio è il prezzo che un risparmiatore/investitore si trova a dover pagare a fronte della possibilità di ottenere un maggior guadagno dai propri investimenti. Rischio e rendimento crescono insieme, ma mentre il rendimento è una grandezza facilmente misurabile, il rischio ha anche una rilevante componente soggettiva che risulta essere influenzata da diversi fattori.

Occorre quindi aver sempre ben presente come andare alla ricerca di un investimento in grado di accrescere il nostro capitale (e non semplicemente mantenere il potere d’acquisto) esponga a maggiori rischi.

Come detto, il rischio è costituito da due componenti:

  • componente oggettiva: la “capacità di rischio” rappresentata dalla percentuale di patrimonio finanziario investito che il risparmiatore è disposto a perdere nell’eventualità in cui non si dovessero verificare condizioni di mercato favorevoli;
  • componente soggettiva: la “tolleranza al rischio” rappresentata dalla capacità emotiva di assumere rischio ovvero affrontare situazioni di incertezza.

La prima componente dipende prevalentemente da fattori riconducibili alla situazione economica e dalle prospettive reddituali del risparmiatore, mentre la seconda ha a che vedere con la personalità, le inclinazioni individuali, lo specifico stato emotivo e il livello di cultura finanziaria.

Volendo cominciare a fissare due principi fondamentali possiamo osservare quanto segue:

  • è possibile registrare rendimenti (attesi) crescenti soltanto a fronte di rischi (attesi) crescenti;
  • il risparmiatore deve “evitare di correre rischi inutili” investendo tutte le risorse in un unico strumento finanziario.

DEFINIZIONE: Che cosa sono le attività finanziaria prive di rischio?

Un’attività risk-free, per definizione garantisce un flusso monetario certo. I titoli di stato a breve termine dei paesi più avanzati (come i Treasury Bill americani) sono privi (o quasi) di rischio. Giungendo a scadenza nel volgere di pochi mesi, il rischio legato a un aumento inatteso dell’inflazione risulta essere molto ridotto e si può essere ragionevolmente certi che il governo non mancherà di corrispondere alla scadenza il capitale e gli interessi.

Fonte: Bloomberg

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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