RISCHI & RENDIMENTI

RISCHI & RENDIMENTI
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RISCHI & RENDIMENTI

Ripartendo dalla definizione di rischio, che avevamo fornito sempre in questa sezione nel precedente post pubblicato, e dall’evoluzione subita dall’allocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, proviamo a esplorare il concetto di rendimento.

A differenza del rischio, che comprende una componente soggettiva influenzata da molteplici fattori (fra cui la naturale avversione alle perdite), il rendimento è una grandezza apparentemente di più facile misurazione. Ciò che talvolta risulta essere invece di più difficile analisi è il rapporto fra rendimento e rischio.

Volendo riprendere uno dei due principi fondamentali in precedenza individuati, abbiamo osservato come sia ragionevole attendersi rendimenti (attesi) crescenti soltanto a fronte di rischi (attesi) crescenti: rendimento e rischio crescono (quasi) sempre insieme! Solo se abbiamo chiaro questo, possiamo valutare correttamente se un’attività finanziaria presenti un rendimento in linea (o non in linea) con quello che il mercato offre a parità di rischio in un determinato momento. Le aspettative di rendimento devono infine quindi essere realistiche.

Come già abbiamo avuto modo di analizzare, il ricorso a misure non convenzionali di politica monetaria da parte delle banche centrali di tutto il mondo negli anni successivi alla crisi finanziaria ed economica deflagrata nel 2007/08 negli Stati Uniti, ha portato i rendimenti di molti dei titoli di Stato (anche a più lunga scadenza) a offrire rendimenti vicini allo zero, quando non negativi. Allo stesso tempo, i mercati azionari sono ormai persistentemente su livelli massimi in prospettiva storica (si osservi l’andamento dell’S&P 500 nel grafico sottostante) e anche la volatilità (come analizzato nel primo post) è collocata stabilmente sui minimi storici. Infine, i recenti ritracciamenti sono stati ricomprati con una notevole intensità, come d’altronde le rotazioni settoriali, tantoché individuare delle sacche di valore è diventato difficoltoso.

Gli asset finanziari sono oggi su livelli che difficilmente saranno sostenibili in futuro. Il sentiment è che si vada verso un ritorno alla normalità proprio con il superamento delle politiche monetarie non convenzionali (che saranno probabilmente abbandonate a favore di stimoli fiscali). È individuabile un notevole disallineamento fra quelli che sono i livelli raggiunti dalle quotazioni sui mercati azionari e obbligazionari, mentre i primi scontano una crescita futura degli utili elevata (e quindi una conseguente notevole crescita economica) i secondi non scontano alcuna aspettativa di inflazione. Questa relazione potrebbe tuttavia essere venuta meno negli ultimi anni per una serie di fattori che intendiamo analizzare in seguito.

Ulteriori avvertimenti in termini di fondamentali in prospettiva storica sulle valutazioni raggiunte dai principali indici azionari sono sempre più frequenti, ma se queste appaiono elevate in termini di CAPE e di P/E, non è così relativamente al livello dei tassi di interesse. Volendo semplificare, i prezzi dei titoli del comparto azionario dipendono infatti da due fattori: l’andamento degli utili previsti e i tassi ai quali scontarli. I segnali di allerta provenienti dai mercati finanziari sono inoltre smorzati dall’attuale situazione caratterizzata da un’economia in crescita, bassi livelli di inflazione e bassa volatilità sui mercati finanziari: nota comunemente come GOLDILOCKS.

Non abbiamo alcuna indicazione né sul timing con il quale una fase di correzione avrà inizio né sull’asset class che sarà a stornare. Possiamo tuttavia ragionevolmente ritenere che questa non avverrà fino a quando il comparto fixed income non tornerà a rappresentare un’alternativa rispetto al comparto equity: questo per la definizione di premio al rischio.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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