C’è fame di made in Italy: il caso Moncler

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C’è fame di made in Italy: il caso Moncler

Remo Ruffini prese un’azienda sull’orlo della bancarotta riuscendo a risollevarla fino a portarla alla quotazione. Sin dal debutto boom (dicembre 2013), che vide il titolo non fare prezzo nelle prime ora per per un eccesso di domanda per poi chiudere il primo giorno di contrattazioni con un +46% a 14,97 euro, l’IPO di Monlcer si rivelò un’operazione di straordinario successo.

Pochi giorni fa Moncler ha presentato i conti del 2017, che mostrano una crescita a doppia cifra per la maison del piumino. Con ricavi consolidati per 1,194 miliardi di euro, in crescita del 17% a cambi costanti rispetto al 2016, EBITDA a 411,6 milioni (+15,9 sul 2016) e utile netto balzato da 196 a 249,7 milioni (+27,4%).

Fonte: Intermonte SIM

Nel dettaglio dell’analisi geografica, si è registrato un andamento positivo per quanto riguarda l’andamento delle vendite nei mercati asiatici, che pesano per oltre il 40% sui ricavi, e nell’area EMEA (sopratutto in Francia, Regno Unito e Germania).

Nel corso del 2017 sono stati effettuati investimenti netti per 72,5 milioni, in aumento rispetto ai 62,3 nel 2016, riconducibili agli investimenti per lo sviluppo della rete di negozi diretti e per l’ampliamento/relocation di alcuni altri importanti punti vendita.

Per il 2018 il management prevede uno scenario di ulteriore crescita, puntando sul rafforzamento del brand nel settore, consolidando i mercati core e continuando nel rafforzamento del canale digital.

Il titolo brilla a Piazza Affari, scambiando attorno ai 28 euro e con una performance a 1 anno di quasi 50 punti percentuali.

“Abbiamo cambiato tutto, abbiamo annullato le stagioni. Siamo mensili, siamo giornalieri, siamo settimanali. Il mondo è cambiato, l’era digitale ci ha dato una nuova forza. Il consumatore vuole avere un rapporto più diretto e quindi abbiamo cambiato strategia. Abbiamo ridisegnato tutto, dalla supply-chian alla comunicazione, al marketing, alla logistica, è un nuovo modo di lavorare, un altro modo di lavorare. ”

Queste le parole di Remo Ruffini durante l’evento Moncler Genius, un progetto che contempla un hub di 8 stilisti, ognuno con una propria collezione, che verrà presentata con scadenza mensile e non più stagionale a partire dalle linee autunno-inverno 2018.

Nonostante campioni come Moncler, al made in Italy manca un Bernard Arnauald che con LVMH ha dimostrato come sia possibile conciliare abilità artigianali con competenze manageriali e capacità di fare sistema. Arnault cominciò a costruire il suo impero negli anni settanta, dimostrando di saper intraprendere e gestire operazioni di natura straordinaria, scegliere i manager (spesso italiani) e sfruttare la leva dei mercati dei capitali di cui parlavamo in apertura. Siamo in ritardo, ma con imprenditori del calibro di Remo Ruffini e partner finanziari come Tamburi tutto è ancora possibile.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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