Il perché di una programmazione finanziaria in azienda?

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Il perché di una programmazione finanziaria in azienda?

La qualità delle decisioni dipende dalle informazioni di cui si dispone

In un contesto economico e finanziario sempre più incerto e complesso come quello attuale, anche nelle realtà aziendali di ridotte dimensioni, le decisioni in capo alla direzione richiedono un netto salto di qualità nell’analisi dei dati, ovvero dei numeri. Questi descrivono gli eventi relativi ad un’azienda e all’ambiente che la circonda, ma devono essere “processati” e organizzati in una forma utilizzabile per la direzione. Il successo di un’impresa dipende dalle scelte del management, che a loro volta sono basate sui dati raccolti e sull’informazione prodotta.

Per le imprese è sempre più importante conoscere il proprio stato di salute, così da poter valutare sia scelte per operazioni straordinarie e di natura strategica che di gestione corrente. Non meno importante è inoltre riuscire a gestire efficacemente le relazioni con gli intermediari creditizi; interfacciarsi al meglio con i mercati del credito permette all’impresa di ampliare gli ammontari delle linee a disposizione e di ridurne i relativi costi.

Per analizzare e valutare un’impresa, occorre innanzitutto poter rispondere a due domande fondamentali:

1)         quando un’impresa è in condizioni di equilibrio e quando questo viene meno tanto da determinare una condizione di rischio e di crisi aziendale?

2)         come si misurano la necessità di credito di un’impresa e la capacità di far fronte agli impegni di natura finanziaria assunti (ovvero la sostenibilità di questi)?

È necessario individuare una serie di parametri per poter misurare queste condizioni.

Un esempio di dato: il rating

Nel corso degli ultimi anni il rapporto fra banche e imprese è venuto a modificarsi radicalmente, l’entrata in vigore degli accordi di Basilea ha imposto alle banche una serie di rigidi vincoli relativamente alla concessione del credito. La valutazione sintetica del merito creditizio in capo a un’impresa, ovvero la sua capacità di onorare tempestivamente e integralmente i propri impegni finanziari, è espressa attraverso un rating. Questo è un dato composito ed è costituito da componenti quali: la situazione economico-finanziaria-patrimoniale complessiva, la visura storica in Centrale Rischi (Banca d’Italia) e informazioni qualitative e andamentali interne. Il rating, ovvero l’output finale del processo di valutazione, non è altro che l’espressione della probabilità di default dell’affidato e da questo dipendono il livello di affidamento complessivo e i relativi costi (oneri finanziari).

L’analisi del bilancio di esercizio

Il bilancio di esercizio risulta quindi essere la carta di identità di ogni impresa. La tesi per cui “…i bilanci sono tutti inaffidabili…” non cambia la sostanza delle cose, siccome occorre necessariamente saperlo leggere attraverso degli indici per produrre una corretta valutazione dello stato di salute dell’impresa. Nel corso del tempo è cambiata la natura dei cosiddetti Key Performance Indicators, ovvero degli indicatori chiave per l’analisi del bilancio. Gli indicatori di natura economica, dimensionale e di trend (come la crescita dei ricavi o le quote di mercato), diffusi negli anni ‘70 e ‘80, sono stati integrati con indicatori di tipo reddituale (come il R.O.E.) e altri di tipo patrimoniale (come il leverage, il rapporto debt/equity, il rapporto attivo immobilizzato/patrimonio netto, ecc.). Il vero salto di qualità è infine stato rappresentato della necessità di dare un valore finanziario al tempo e dall’introduzione del concetto di rischio: questo è avvenuto con la diffusione degli indicatori di natura finanziaria.

L’analisi del fabbisogno finanziario e la necessità di fare programmazione finanziaria

Per quanto non sia possibile individuare una teoria universale di impresa in equilibrio, possiamo tuttavia osservare come le imprese falliscano quando non abbiano più i soldi per pagare i debiti. Il cuore finanziario di un’azienda è il capitale circolante. Ogni impresa si trova a finanziare i costi monetari per il gap intercorso dal momento del pagamento dei fattori produttivi sino al ricevimento dell’incasso derivante dalle vendite. L’importanza di fare programmazione finanziaria deriva da qui. Per quanto questa attività possa apparire semplice, non è affatto così. Lo studio delle dinamiche finanziarie specifiche dell’attività dell’azienda e la valutazione delle forme tecniche (in termini di importo, durata e costo) influiscono sulla capacità di rimborso delle risorse ricevute e quindi sulla sostenibilità finanziaria aziendale.

Ma come cambia la programmazione finanziaria al tempo dei tassi a zero?

 

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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