Segnali di riequilibrio sui mercati emergenti

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Segnali di riequilibrio sui mercati emergenti

Da inizio anno i mercati finanziari dei Paesi emergenti sono in difficoltà. Questa fase ha trovato origine in fattori di debolezza comuni come il rallentamento dell’economia globale nel primo trimestre dell’anno in corso, le tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina e il rafforzamento del dollaro (valuta nella quale molte fra queste economie finanziano i loro disavanzi pubblici e privati).

A questi sono poi venuti ad aggiungersene altri più specifici in capo ai singoli Paesi e alle relative economie, nel dettaglio:

  1. Argentina e Turchia presentano entrambe un eccesso di indebitamento denominato in valuta forte, ma mentre in Argentina questo squilibrio riguarda le finanze pubbliche in Turchia interessa prevalentemente i debiti delle imprese: entrambi i Paesi mostrano inoltre tassi di inflazione a doppia cifra (prossimi al 20%) e in Turchia la credibilità della banca centrale è messa in discussione dall’interferenza politica;
  2. sul Brasile pesa l’incertezza politica mentre ci avviciniamo alle elezioni di ottobre;
  3. il Sudafrica è entrato in recessione e, più in generale, mostra un deterioramento dei fondamentali macroeconomici;
  4. sul Messico, dipendente dal ciclo economico statunitense, pesa un quadro politico ancora incerto;
  5. Indonesia e Filippine faticano a tenere sotto controllo l’inflazione.

I mercati emergenti si sono tipicamente sempre mostrati vulnerabili a fattori esterni come quelli descritti e gli squilibri macroeconomici accennati non sono certo una novità: ma occorre sottolineare come i trend alla base delle motivazioni che portano a investire in questi Paesi rimangano inalterati. Le crisi finanziarie non sono certo una novità quando si parla di Paesi emergenti e le vicende di questi ultimi mesi sembrano riportarci indietro agli anni Novanta. Negli ultimi decenni queste economie si sono rivelate in grado di attrarre ingenti flussi di investimenti esteri per certi periodi di tempo, fino a quando la fiducia degli investitori veniva meno per qualche motivo: causando delle vere e proprie fughe di capitali. A queste tipicamente seguivano la svalutazione della valuta locale, l’esplosione del debito pubblico e uno shock per l’economia.

Il quadro sulle valute delle economie emergenti sembra tuttavia ora andare verso un graduale riequilibrio ed è opportuno cominciare a fare alcune valutazioni più approfondite su questo comparto, specialmente per quanto riguarda i Paesi che offrono fondamentali più solidi.

All’appello mancano (volutamente) Cina, India e Russia: dei quali parleremo più nello specifico la prossima settimana, analizzandoli come idee di investimento. 

I mercati finanziari hanno la tendenza a semplificare eccessivamente la realtà e non sempre si rivelano essere efficienti e razionali come verrebbe da pensare, perché sono pur sempre frutto delle scelte di investimento di milioni di individui con le loro distorsioni cognitive. 

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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