Le Borse salgono per le scale, ma scendono con l’ascensore!

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Le Borse salgono per le scale, ma scendono con l’ascensore!

Dopo un inizio anno a dir poco strepitoso, sulle principali Borse mondiali è andata in scena una brusca correzione. Era chiaro come la serie di record inanellati dal comparto azionario fosse prima o poi destinata ad interrompersi, ma ciò è avvenuto provocando un certo fragore.

Dati macroeconomici migliori delle attese, in particolare riguardanti il mercato del lavoro statunitense, hanno alimentato i timori di un ritorno dell’inflazione (variabile assente da anni). Nel mese di gennaio i dati relativi salari hanno mostrato un aumento del 2,9% su base annua (miglior dato dal giugno 2009, ovvero dalla recessione a oggi), i nuovi occupati sono stati circa 200 mila e il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,1% (ai minimi dal 2000). Una crescita economica sempre più robusta spinge a pensare che, prima o poi, si assisterà ad un aumento dei prezzi dei beni, dei servizi e dei salari.

Questo scenario ha alimentato i timori di un rialzo dei tassi più repentino del previsto da parte delle banche centrali e generato un rialzo dei rendimenti, specialmente sulle obbligazioni a lunga scadenza: quello che viene definito un movimento di bear steepening. Il titolo di Stato statunitense con scadenza decennale è arrivato a oltrepassare quota 2,85% (ai massimi dal gennaio 2014), quello trentennale quota 3,15% (ai massimi dal 2015), mentre il biennale è rimasto fermo in area 2,15% (comunque sui massimi dal 2008). Questo movimento ha trascinato tutti i rendimenti mondiali, con il Bund a scadenza decennale che è arrivato a toccare quota 0,77% (ai massimi dal dicembre 2015).

Da inizio anno è inoltre tornato ad essere fra i protagonisti di questo scenario il dollaro statunitense, che si è ulteriormente indebolito fino ad approdare in area 1,25 contro euro. Come se i fondamentali in termini di crescita economica e differenziali dei tassi di interesse, teoricamente a favore del biglietto verde, avessero lasciato il posto a logiche di altra natura: fra le quali la volontà politica di un rientro del deficit commerciale e un deterioramento delle finanze pubbliche a causa della recente riforma fiscale.

Come se non bastasse, ieri in serata abbiamo assistito a un flash crash su uno dei principali indici di Wall Street. In un mercato dove le strategie seguite dagli algoritmi di trading sono sempre più “appiattite” sulla volatilità (che ieri è balzata di oltre il 100% – vedi grafico VIX), dovremo abituarci anche a questo.

Con un’economia mondiale che cresce come non avveniva da 10 anni, abbondante liquidità ancora presente sui mercati finanziari e banche centrali interessate a domare un’eventuale eccessiva volatilità sui mercati finanziari: questa correzione non ci preoccupa ancora. Probabilmente assisteremo ad un periodo ancora positivo per il comparto azionario sostenuto dai buoni dati sugli utili.

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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