Chi gestisce i nostri risparmi?

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Chi gestisce i nostri risparmi?

La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ammonta a 4 mila miliardi di euro, circa il doppio rispetto allo stock di debito pubblico, e continua a crescere (seppur di poco e con evidenti disparità). Nel 2016, la propensione al risparmio degli italiani è tornata a rafforzarsi ed è pari al 10,59% del reddito disponibile. Stando a questi dati, le famiglie italiane sono le migliori formiche al mondo. Dopo però una lunga e profonda crisi economica, oggi ci troviamo a dover fronteggiare uno scenario ancora incerto, dove la gestione del risparmio delle generazioni passate assume un’importanza vitale.

Nel corso di questi anni, le famiglie sono state molto superficiali nella gestione del proprio patrimonio finanziario e reale. Da recenti studi sul livello di cultura finanziaria dei risparmiatori italiani emerge come circa i 2/3 di questi non dispongano di conoscenze sufficienti e come spesso si affidino al sentito dire e ai consigli degli amici (vedi grafico) per le decisioni di investimento. D’altro canto, anche le famiglie che si siano tipicamente sempre e solo rivolte al canale bancario e/o assicurativo, ovvero a canali di vendita di prodotti finanziari, spesso non hanno ricevuto un’offerta di consulenza adeguata a soddisfare le esigenze in capo alla gestione dei loro assets finanziari e reali. Tralasciando i casi di mala gestione che hanno visto coinvolte numerose banche “del territorio” e rovinato molte persone, nel mondo del risparmio gestito la competizione è notevole a livello commerciale, ma non eccelsa in termini di qualità del servizio erogato. Spesso commissioni di performance e/o di ingresso/sottoscrizione rendono i fondi proposti, anche quando ben gestiti, molto convenienti solo per chi li venda.

…ma investire non è un gioco!

Il “diventare ricchi in poco tempo” è un miraggio che ha spinto i risparmiatori in cerca di facili fortune ad un utilizzo troppo disinvolto di alcune tipologie di strumenti, fra i più noti le opzioni binarie e i CFD (che sfruttano l’effetto leva), magari anche scambiati su piattaforme non autorizzate e che non offrono garanzie di alcun tipo. Gli strumenti finanziari non sono mai un problema, ma è un eventuale abuso di questi a fronte di rischi non pienamente compresi da parte degli investitori ad esserlo.

Verso la MiFID II

A partire da gennaio, l’implementazione della normativa MiFID2 produrrà i primi effetti, questa (oltre ad aumentare molto la carta prodotta per “tutelare” il risparmiatore) dovrebbe obbligare ad una maggiore trasparenza sui costi e segnare la “nascita” del Consulente Finanziario AutonomoQuesta figura professionale, essendo pagata direttamente dal cliente finale, non si pone in conflitto di interessi.

È ora che si aprano gli occhi sulla gestione dei propri risparmi, per capire se si tratti o meno di investimenti gestiti da mani serie e preparate. Sappiamo però porci e porre le giuste domande quando ci rivolgiamo a un professionista (o perlomeno presunto tale)Investire, come qualsiasi attività economica, comporta dei rischi e se da un lato questi possono essere gestiti, dall’altro occorre innanzitutto (per quanto possibile) stimarli e comprenderne la natura. Solo chiedere “quanto mi rende?” non basta.

 

Stefano Sanna
Stefano Sanna
Sono Laureato in Management degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove ho concluso il mio percorso con una tesi in materia di asset allocation riguardante gli effetti che le macro policy e i trend demografici hanno prodotto sui mercati finanziari. Approccio la finanza in maniera interdisciplinare ed è proprio questo ad alimentare questa mia passione.

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